Famiglie in tempo di crisi: lo studio

Famiglie in tempo di crisi: lo studio

REDAZIONE – Demografi, sociologi e studiosi di diversa estrazione disciplinare sono concordi nel soste-nere che la famiglia, come soggetto sociale, ha subito profonde modificazioni nell’ultima metà del secolo scorso, differenziandosi enormemente al proprio interno. La progettualità, la sostenibilità e il futuro delle famiglie è infatti sempre più condizionato da fattori esterni: il mutamento del contesto sociale e lavorativo, le emergenze finanziarie ed economiche, la crisi dei sistemi educativi e delle agenzie formative non possono che avere pesanti ripercussioni sulla quotidianità del “vivere familiare”, accentuando la fragilità dei nuclei e favorendo il diffondersi di un clima di pessimismo e di sfiducia. Secondo i demografi la famiglia sta subendo mutazioni di ampia portata: dalla centralità della scelta matrimoniale alla coabitazione, dall’attenzione alla procre-azione – come obiettivo primario – alla ricerca del benessere della coppia innanzitutto, da un modello unico e diffuso di famiglia ad una pluralità di forme e dimensioni familiari.

Ma quali riflessioni ci porta constatare tutto ciò? “La modernità destrutturante dei flussi ha impattato sopra l’involucro simbolico oramai svuotato della famiglia patriarcale ponendo in seria crisi la capacità di metabolizzare criticamente il cambiamento. È questa la nuova “apoca-lisse culturale”, tale per cui la famiglia è alternativamente l’ultimo baluardo della disgregazione sociale o il luogo di origine del disagio sociale1”. Così Bonomi lancia un allarme sociale molto chiaro ed eloquente: le nuove emergenze del disagio sono collegate alle mutazioni del sistema sociale e, soprattutto, di quello familiare, distruggendo lentamente le fondamenta di esso e an-che la possibilità di progettarne il futuro. C’è una nuova sfida da accettare ed abbracciare che consiste anche nel ridisegnare il welfare sviluppando nuovi modi di alleviare quella che sembra diventata una lenta agonia.

Per rispondere ai fabbisogni immediati e per sostenere il corretto sviluppo delle famiglie è quanto mai urgente riconoscerne la centralità, intendendo la famiglia quale luogo entro il qua-le si ricompone e si scarica una grande varietà di bisogni sociali vecchi e soprattutto nuovi. In termini di policy ciò si traduce nella necessità di adottare, alla stregua di quanto avviene per la questione della parità tra uomo e donna, almeno il principio di family mainstreaming. In altre parole, è sempre più urgente un’adeguata considerazione delle differenze esistenti tra le situa-zioni di vita, le esigenze e gli interessi delle famiglie, in tutti gli interventi economici e sociali. Una tale strategia, nel breve periodo, migliorerebbe la condizioni di vita delle famiglie e, nel medio-lungo periodo, avrebbe positive ricadute sulla loro capacità progettuale. Così facendo, si contribuirebbe al contrasto di alcune derive che condizionano la capacità della società di rigenerarsi. D’altro canto, il family mainstreaming è anche un valido criterio per la valutazione dell’efficacia e dell’efficienza delle scelte politiche e delle leggi emanate in base al grado della centralità che, di volta in volta, viene riservato alla famiglia.

Le iniziative di sostegno concreto alle famiglie realizzate nei territori e promosse da Acli e Caritas sono state frequentemente accompagnate da un intenso lavoro di analisi e studio, così da offrire un contributo serio ed informato al dibattito sulla riforma del sistema di politiche so-ciali, tema che, chiaramente, ha un’incidenza determinante sul benessere delle famiglie.

Sul finire del 2008, quando la crisi finanziaria globale ha cominciato a incidere sull’economia reale, all’interno delle Acli è maturata, in modo sempre più chiaro, la consapevo-lezza che gran parte degli effetti negativi si sarebbero scaricati sulle famiglie italiane, non solo su quelle più deboli e marginali, ma anche sui nuclei che in passato avevano raggiunto un buon livello di benessere e sicurezza. Lo scenario che si andava profilando, d’altronde, non è stato smentito dai fatti: la disoccupazione è andata crescendo, i consumi hanno subito un marcato ri-dimensionamento e la crisi si è intensificata.

In questo contesto, le Acli, insieme a Caritas Italiana hanno deciso di avviare un percorso di studio e approfondimento tematico sulle condizioni di vita delle famiglie italiane durante il 2009. L’Agenda delle Famiglie Italiane nasce, quindi, dalla condivisione di un sentimento d’allarme, dalla preoccupazione che il 2009 sarebbe stato un anno nel quale la crisi economica avrebbe messo alla prova il già fragile equilibrio delle famiglie2.
A seguito di una serie di incontri di programmazione è maturata l’idea di realizzare tre ampie inchieste statistico-sociali, un check-up periodico in grado di restituire l’evoluzione della situazione e, allo stesso tempo, di interpretare i bisogni emergenti delle famiglie. I risultati del-le tre fasi d’indagine, rappresentano una sorta di agenda nella quale durante l’anno sono state “annotate” le difficoltà e le richieste, i rischi e le paure, le aspettative e i progetti delle fami-glie italiane. Più in generale, l’indagine prende le mosse dall’idea che tanto l’azione sociale del-le Acli sul territorio quanto gli interventi promossi da Caritas debbano trarre spunto da un’attenta disamina delle reali esigenze delle famiglie per non disperdere gli interventi e foca-lizzarli nei maggiori punti di crisi. L’Agenda è dunque un esempio di ricerca applicata: i risultati delle tre indagini sono uno strumento conoscitivo e di riflessione prezioso, una sorta di mappa dei bisogni che permette di rispondere in maniera più specifica e circostanziata alle esigenze delle famiglie italiane.

La presente relazione è tratta dal documento esposto da Andrea Olivero, presidente Acli, al convegno nazionale Caritas di San Benedetto del Tronto (26-29 aprile 2010).

Scarica il rapporto “L’Agenda delle famiglie italiane nell’anno della crisi”.

Foto: Andrea Olivero, presidente nazionale Acli



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