Caritas Pesaro

Dietro a un progetto c’è sempre un sogno

giugno 7th, 2018  |  Published in Le nostre attività, News

Riportiamo qui di seguito l’intervista di Giulia Falcioni a Maria Teresa Turla, progettista della Caritas Diocesana, pubblicata su Il Nuovo Amico del 3 giugno.

“Il principio che sta alla base dell’ 8xmille è che tutti ci facciamo carico di tutti. Le tasse hanno un po’ questo senso, ciascuno contribuisce al bisogno comune. È un principio estremamente laico ed evangelico. È la condivisione delle risorse che viene incontro al bisogno (…) Le donazioni che ci arrivano tramite le denunce dei redditi per noi sono un aiuto immenso. Parlare di 8xmille non è parlare di numeri o di strutture ma è parlare di storie, di volti. Abbiamo creato progetti e strutture pensati per riportare dignità nella vita delle persone e per tutelarne i diritti”

 

Dietro a un progetto c’è sempre un sogno

Progettare è stare nel presente guardando al futuro e, insieme, permette di mettersi nel futuro e guardare il presente. Questo sguardo rovesciato aiuta a vedere quali risorse si possono mettere in atto

di Giulia Falcioni

Maria Teresa Turla è la progettista di Caritas Diocesana di Pesaro.

Come nasce un progetto 8xmille?

In Caritas, un progetto 8xmille identifica un bisogno dominante, un percorso e quindi un tema che vogliamo approfondire, su cui vogliamo far riflettere il territorio e la Chiesa. Progettare significa avviare un processo che abbia più sfaccettature: l’intervento diretto su un bisogno, l’attivazione di una rete d’intervento, la sensibilizzazione e la promozione nel territorio di un nuovo modo di guardare al problema. Progettare è stare nel presente guardando al futuro e, allo stesso tempo, permette di mettersi nel futuro e guardare il presente. Questo sguardo rovesciato aiuta a vedere quali risorse si possono mettere in atto per raggiungere un obbiettivo. Non è mai un sostituirsi a ciò che già c’è nel territorio o a ciò che ci potrebbe essere; si cerca sempre di mettere in rete delle risorse esistenti.

Quali progetti sono stati realizzati grazie all’8xmille?

Come Caritas Diocesana di Pesaro abbiamo iniziato qualche anno fa con il progetto ‘Ripartire da Caritas’, con il quale abbiamo reimpostato la strutturazione del Centro d’Ascolto Diocesano e la presenza delle Caritas parrocchiali. C’è stato un convegno diocesano, durante il quale abbiamo ri-concentrato l’attenzione della chiesa locale sul tema della carità e della Caritas. Con il progetto del 2015, ‘Accompagnare e abitare’ ,abbiamo trattato in maniera più sistematica e progettuale il tema dell’emergenza abitativa ed è stato possibile mettere in atto l’ospitalità di Casa Fra Arduino, una struttura di proprietà dei Frati di San Giovanni che offre mini appartamenti. Grazie al contributo che deriva dall’8xmille è stato possibile offrire ospitalità a persone in situazioni di particolare gravità. Si tratta di una fase transitoria, aiutiamo le persone a intraprendere un percorso di autonomia; la loro permanenza a ‘Casa Fra Arduino’ costituisce un primo passo. Nell’idea di accompagnare una persona o un nucleo famigliare ad un’autonomia abitativa non abbiamo trascurato il bisogno di un sostegno economico. Attraverso dei percorsi che possano custodire la dignità della persona, e non tramite un aiuto di tipo assistenzialistico, abbiamo attivato dei percorsi d’inserimento lavorativo: i tirocini formativi e le borse lavoro. Nel 2016 lo slogan è stato ‘Condividere e moltiplicare’ e il progetto si chiama ‘Ancora accanto’. L’idea dell’essere accanto ci ha accompagnato in quell’anno con iniziative di vicinanza rivolte alla fascia neonatale. Questo progetto ha permesso la realizzazione del Centro d’Ascolto per la Salute, evidenziando la forte necessità di rispondere al bisogno sanitario. Il bando del 2017 è ‘Al centro la carità’. Il punto di partenza è stato l’aver ricevuto in dono dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro la sede attuale in via Mazza. Ci siamo così resi conto che nel cuore della città, proprio a pochi metri l’uno dall’altro, si trovano tutti i servizi Caritas: il Centro d’Ascolto, la Mensa, l’Emporio dell’abbigliamento e il Centro d’Ascolto per la Salute. Questa disposizione ci ha fatto riflettere sulla centralità della carità nella vita delle persone, intesa come attenzione all’altro. Una parte comune a tutti i progetti 8xmille è la formazione insieme alla promozione nel territorio. L’attività di promozione nelle scuole, la formazione dei volontari, la mostra ‘Mai senza l’altro’, sono complementari e fondamentali. Attività che stimolano la cittadinanza a prendersi carico della realtà che abbiamo intorno.

Qual è l’obbiettivo principale raggiunto con 8xmille?

Parlare di 8xmille non è parlare di numeri o di strutture ma è parlare di storie, di volti. Abbiamo creato progetti e strutture pensati per riportare dignità nella vita delle persone e per tutelarne i diritti.

Quanto si collabora con le istituzioni?

Collaboriamo molto con diverse realtà di volontariato presenti nel territorio, il Comune, i Servizi Sociali e il Servizio Sanitario Nazionale. Molto significativo è il rapporto con Caritas Italiana. Ci accompagna nella fase della progettazione, del monitoraggio e della rendicontazione. Quello che per me ha rappresentato una grande ricchezza a livello personale, è stato poter entrare in relazione con persone veramente professionali, che ci hanno insegnato a guardare il bisogno in modo creativo e progettuale.

La cittadinanza come può contribuire al sostegno di questi progetti?

Le donazioni che ci arrivano tramite le denunce dei redditi per noi sono un aiuto immenso. Il principio che sta alla base dell’ 8xmille è che tutti ci facciamo carico di tutti. Le tasse hanno un po’ questo senso, ciascuno contribuisce al bisogno comune. È un principio estremamente laico ed evangelico. È la condivisione delle risorse che viene incontro al bisogno.

Il concetto del ‘donare’, come viene vissuto oggi?

La capacità di donare è tipica dell’essere umano. L’adulto che si rende conto di ciò che ha, di ciò che è, si rende conto che la ricchezza più grande è condividere, non trattenere. È un atteggiamento maturo che oggi forse si è un po’ perso perché ci ha condizionati un clima di sospetto dell’altro, poca fiducia in alcune istituzioni che del dono ne hanno abusato e approfittato. È la gratuità. È la relazione in sé. Donarsi è necessario per capire che è molto di più quello che si riceve. Siamo sempre preoccupati che il dono ci impoverisca, invece ci arricchisce.

Tu ti sei donata a questo lavoro?

Si, per me la dimensione del dono è sempre molto alta. Non avrebbe senso vivere per se stessi, almeno per me. Caritas mi permette di vivere la dimensione di essere per l’altro, anche se ricopro una posizione dietro le quinte.

Siamo una grande famiglia e le storie delle persone vengono molto condivise. Ho scelto questo lavoro perché mi piace molto sognare e secondo me, dietro un progetto, c’è sempre un sogno.

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