Promozione delle Caritas parrocchiali

PROGETTO DI COLLABORAZIONE TRA CARITAS DIOCESANA E CARITAS PARROCCHIALI

Pesaro 2011

La Caritas parrocchiale è un organismo presente in parrocchia con  il compito di radicare la testimonianza della carità all’interno della stessa comunità parrocchiale, educando, formando e sensibilizzando i parrocchiani ad essere strumento concreto di carità.

1.     Conosce le forme di povertà presenti sul territorio nonché le cause e circostanze che la originano;
2.     favorisce la presa di coscienza della comunità parrocchiale;
3.     svolge opera di informazione intorno ai problemi presenti;
4.     studia e propone forme di coinvolgimento e risposta di fronte ai bisogni e povertà del territorio svolgendo un contemporaneo compito di informazione e chiamata in causa delle istituzioni e della società civile;
5.     promuove e favorisce l’impegno di volontariato assicurando ai volontari un adeguata formazione spirituale e operativa;
6.     favorisce la diffusione di stili di vita improntati all’accoglienza, all’ospitalità e al dono di sé;
7.     collega e coordina vari gruppi e iniziative ecclesiali come espressione dell’unica Chiesa.

 

Caratterizzazione dei ruoli

La Caritas Parrocchiale raccoglie i bisogni e offre una prima risposta, il Centro d’Ascolto diocesano accoglie le istanze dei più poveri e coordina un’azione di accompagnamento e sostegno.

La Caritas diocesana in collegamento organico con le Caritas Parrocchiali individua l’indirizzo e il cammino, sostiene nella formazione e nella progettazione, cerca di unificare e far convergere tutte le espressioni della carità presenti nella Diocesi, evitando, con tutte le forze e nel limite del possibile, di divenire essa stessa un gruppo operativo.

 

Progetto e finalità

Da mesi si riscontra un notevole sovraccarico del Centro d’Ascolto diocesano in merito alla gestione delle numerose povertà presenti e si avverte l’esigenza di ridistribuire il carico di lavoro sia per responsabilizzare le parrocchie nella gestione delle proprie situazioni di povertà (che possono territorialmente gestire in modo molto più semplice di un Cda diocesano) sia per consentire un servizio sereno e ordinato del Cda senza perdere la qualità dell’ascolto, della lettura dei bisogni e del discernimento degli aiuti a causa della grande quantità di gente.

 

Struttura di una caritas parrocchiale e modalità di radicamento

Il presidente della Caritas parrocchiale è imprescindibilmente il parroco che in base alla situazione concreta della sua comunità (numero abitanti, territorio, caratteristiche socio-culturali, condizioni economiche e composizione per fasce di età) e alla disponibilità e al coinvolgimento dei fedeli, in sintonia con i progetti pastorali della Diocesi individua autonomamente il tipo di struttura e le modalità di sviluppo più adatte alla conformazione della parrocchia stessa. Ecco perché è stato chiesto ai parroci di individuare già un primo nucleo di persone sensibili a questo tema che poi a loro volta coinvolgono direttamente e indirettamente altri.

La Caritas parrocchiale deve agire all’interno del Consiglio pastorale collaborando quindi con catechisti, animatori della liturgia, ecc. Può strutturarsi anche a livello interparrocchiale: magari alcune parrocchie più piccole possono unirsi sia per vicinanza geografica sia perché aventi lo stesso parroco. Oppure per superare la normale fatica organizzativa iniziale si può pensare ad un unione vicariale dove la vicaria sceglie di formare la C.p e ridistribuisce le competenze.

 

Formazione

E’ fondamentale e necessario un confronto vivo e costante con il CdA diocesano di via Passeri. La caritas parrocchiale deve tenere rapporti costanti (a seconda dei giorni e orari di sportello di ogni parrocchia) di consultazione e di collaborazione con il Cda, partecipa ad incontri mensili con il Cda dove si fa il punto sulle situazioni e sui casi seguiti, e inoltre partecipa agli incontri di formazione generale (2 o 4 volte l’anno), indetti dalla caritas diocesana. E’ importante che il parroco ribadisca l’importanza della formazione che è il motore del nostro agire, che ci ricorda la nostra identità di animatori Caritas: infatti sarebbe bene ad ogni incontro mensile tra parrocchie e Cda diocesano inserire un momento di formazione spirituale con una meditazione biblica o preghiera che ricorda e rinnova l’origine  e le motivazioni di cosa stiamo portando avanti (la parrocchia di Villa Fastiggi lo fa già).  L’equipe del CdA è anche a disposizione per momenti di formazione specifica per spiegare concretamente il lavoro di lettura e registrazione dei bisogni e delle richieste, in particolare l’uso da parte delle parrocchie della stessa scheda predisposta da Caritas Marche che adotta il CdA aiuterebbe la collaborazione perché consentirebbe una lettura unitaria dei dati.

 

Strumentazione e comunicazione

La parrocchia sceglie un luogo al proprio interno o almeno un locale per ricevere ed è necessario un computer e un telefono perché è il mezzo per consultarsi  con il CdA e lo scambio di informazioni al solo fine di poter aiutare al meglio e rispondere nel miglior modo possibile e fattibile alle richieste.  Ad ogni parrocchia saranno consegnate le schede prestampate utilizzate dal CdA per l’Osservatorio delle povertà e risorse e sarebbe importante che ogni parrocchia si  dotasse di un indirizzo mail dove ricevere e mandare comunicazioni con la Caritas diocesana a solo uso però della Caritas parrocchiale, in quanto spesso i dati possono essere riservati e riguardanti situazioni che necessitano di essere tutelate. La marcia in più che ha una Caritas parrocchiale è la maggiore “semplicità” che ha nell’effettuare visite domiciliari nel proprio quartiere e territorio ed è il metodo più efficace per farsi prossimi, per imparare ad ascoltare, per rendersi conto dei bisogni  e per testimoniare anche semplicemente una presenza preziosa.

E’ fondamentale che l’avvio, la nascita o il potenziamento della Caritas parrocchiale venga comunicato a tutta la comunità parrocchiale per far conoscere, sensibilizzare, coinvolgere attraverso una riunione del Consiglio Pastorale, attraverso annunci domenicali, e attraverso volantini da appendere e da portare magari negli esercizi del quartiere o della zona parrocchiale che possono essere preimpostati dall’equipe del Cda che potrà fornire un fac-simile dove poi ogni parrocchia inserirà con precisione giorni di apertura, orari, servizi, numeri di telefono e persone di riferimento.

 

Finanziamenti

Per attivare una caritas parrocchiale non è necessario nessun investimento da parte della parrocchia ma sarà comunque importante predisporre un fondo utile in dotazione per il servizio e per gli aiuti agli utenti: il metodo migliore per responsabilizzare la comunità è una raccolta fondi in domeniche prescelte e adeguatamente preparate nel corso dell’anno pastorale; raccolte pubblicizzate attraverso volantini (un fac-simile può essere fornito dal CdA diocesano) specificando che il ricavato servirà alla creazione di un fondo per famiglie bisognose della parrocchia e importante sarà rendicontare al termine di ciascuna raccolta il ricavato alla comunità. Si può pensare per quelle parrocchie che possono o che scelgono di farlo, di usufruire di quote del bilancio parrocchiale consultando il Consiglio parrocchiale per gli affari economici. Il fondo può essere annualmente alimentato da mercatini parrocchiali, con strumenti, oggetti o pensieri magari preparati dai bambini del catechismo ( creando già occasioni di sensibilizzazione alla carità) o in occasione di feste particolari, pesche di beneficenza durante festa parrocchiale o vendita di dolci fatti dalle signore e poi vendute la domenica fuori la chiesa.

 

Modalità di servizio e sinergia con il CdA

L’obiettivo a lungo termine è arrivare alla condivisione dei dati concernenti le situazioni sia seguite dal Cda che dalle singole parrocchie attraverso la rete internet. Un obiettivo invece realizzabile a breve termine è la compilazione delle apposite schede suddette sulle quali si possono effettuare confronti ogni volta si avverta il bisogno di consigli,indicazioni e informazioni, nell’incontro mensile e un equipe del CdA è a disposizione anche per venire nelle parrocchie a spiegarle nello specifico.

Sempre proiettandoci verso il futuro, appena le parrocchie decidono di partire con la Caritas parrocchiale, si comunica al CdA e man mano che il CdA viene a conoscenza delle parrocchie attive in Diocesi inizia anche una comunicazione con dei volantini che possono essere uguali anche nelle chiese dove si invita a rivolgersi al centro di ascolto caritas più vicino; dal CdA diocesano si indirizzano le persone e le famiglie che si presentano e che si conoscono già nella loro parrocchia di residenza.

Si potrebbe ipotizzare – anche se in modo abbastanza schematico e è da verificarne la fattibilità – di mirare in futuro  a concentrare più l’accompagnamento del CdA diocesano ai senza fissa dimora, o a quelle situazioni da tempo seguite o segnalate, affidando invece alle parrocchie la cura delle famiglie bisognose vicino a loro e quindi residenti lì. Una parrocchia che vuole partire e che apre le porte alle prime persone può confrontarsi tempestivamente con il CdA per verificare se la persona è già conosciuta, già seguita, che tipo di bisogni ha e indirizzarla nel canale a lei più adatto.

Da non dimenticare è l’origine e la priorità peculiare  sulla quale preme  la formazione Caritas: siamo una presenza per chi bussa da noi, siamo chiamati a donare ascolto e ad imparare l’arte difficile di saper ascoltare, osservare e discernere che comprende ma non implica necessariamente l’aiuto concreto o assistenziale all’altro.


Rendicontazione attività

Dal 2010 la Caritas di Pesaro è impegnata  nella redazione di un Report sull’ Osservatorio Povertà e Risorse che anche tramite le schede di cui si spiegava sopra e il relativo programma al computer promuove una conoscenza aggiornata dei bisogni del territorio , delle condizioni delle persone fragili, delle cause e delle dinamiche di sviluppo dei loro problemi, delle risorse disponibili per l’accoglienza delle loro fragilità e del contesto ecclesiale. Per aiutare la comunità cristiana a rilevare, mediante l’osservazione sistematica, le situazioni di povertà, l’Osservatorio vede nelle parrocchie un interlocutore privilegiato da valorizzare per la ricchezza e l’unicità che potenzialmente possono assumere le parrocchie rispetto al proprio territorio, e da coinvolgere perché le stesse Caritas delle parrocchie assumano consapevolezza di questo ruolo privilegiato e, crescano nella “abilità” di leggere il proprio territorio.

Nel tentativo quindi di delocalizzare la gestione delle povertà e ridistribuire il peso delle numerose richieste di aiuto presenti è fondamentale tenere sotto controllo questo aspetto statistico ovvero quantificare e comunicare anche semestralmente al Cda le attività che una parrocchia svolge (numero utenti, tipologie, richieste, risposte, numero pacchi viveri consegnati, medicinali, ecc…).

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