Rapporto Common home di 11 Caritas europee: il contributo dei migranti allo sviluppo dei paesi che li accolgono

Presentato durante la quinta edizione di “Festival Sabir” (Lecce, 16/19 maggio 2019), il Rapporto “Common Home” (.pdf – versione inglese) è promosso da 11 Caritas europee, tra cui Caritas Italiana, nell’ambito del progetto europeo MIND e analizza in modo particolare il contributo dei migranti allo sviluppo, anche economico, dei paesi di accoglienza.
“Soffermarci brevemente a considerare quello che sta accadendo alla nostra casa comune” è l’invito, forse il monito, che ci rivolge papa Francesco nel primo capitolo della Laudato si. Il tema ambientale, cuore di questa enciclica, è lo spunto per richiamare l’attenzione su tematiche che sono strettamente correlate alla dimensione della mobilità umana. D’altronde il crescente flusso di migranti a livello globale è anche frutto di una cattiva gestione delle risorse ambientali che sono alla base di “processi espulsivi” che costringono milioni di persone ad abbandonare le proprie terre. “È tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali e portano il peso della propria vita abbandonata senza alcuna tutela normativa”.
Il tema delle migrazioni, dunque, collegato allo sviluppo, o meglio al non sviluppo, è cruciale nelle attuali dinamiche sociali, politiche ed economiche, sia a livello nazionale che internazionale. Ciò a cui stiamo assistendo ci deve interrogare perché interpella il nostro futuro. Immaginare una società senza migranti significa immaginare un mondo che non esiste. La Laudato Si’ ci ricorda che la mancanza di reazioni di fronte a quanto sta accadendo è un segno della perdita di quel senso di responsabilità (…) su cui si fonda ogni società civile. Per combattere questa indifferenza che pervade trasversalmente le società moderne, è necessario reagire, stimolando la politica e le istituzioni affinché affrontino con serietà e lungimiranza questi fenomeni. Non è dunque un caso che il presente Rapporto, Common Home, venga presentato in occasione delle prossime elezioni europee, che si profilano come un banco di prova importante per la tenuta della nostra casa comune. Il progetto di uno spazio per il benessere e la libertà dei cittadini, sembra ormai vacillare sotto i colpi di tensioni sovraniste che si registrano diffusamente in vari paesi del vecchio continente. Il Rapporto, promosso dal progetto europeo Mind, è l’occasione per riflettere su come il tema dei migranti e più in generale quello dello sviluppo, stiano contribuendo a definire una nuova Europa.
Numerose organizzazioni internazionali e sovranazionali, tra cui l’Unione Europea, riconoscono l’importanza di rendere i migranti partecipanti attivi attraverso strategie di co-sviluppo, con un ruolo nello sviluppo delle comunità dei Paesi di origine e ospitanti. Allo stesso tempo, le politiche migratorie dei Paesi membri dell’Unione Europea stanno pesantemente limitando le possibilità dei migranti di integrarsi e lavorare legalmente con controlli sempre più restrittivi, di fatto creando una crescente numero di migranti irregolari ai margini della società. Le due politiche, la prima che punta ad incrementare strategie di co-sviluppo e la seconda che pone limiti a immigrazione e integrazione, sono evidentemente contraddittorie.  Oggi, più che mai, è opportuno un lavoro di riflessione e di advocacy per fornire a tutti gli stakeholders gli elementi per ripensare il fenomeno della mobilità in termini concreti e propositivi; per mitigare il clima di diffidenza, proporre soluzioni che coinvolgano i migranti nella vita sociale, politica e culturale del paese di destinazione, e sottolineare, infine, il ruolo necessario che i migranti giocano nell’economia e nella cultura dei paesi di origine come di quelli di transito e destinazione.
Nonostante l’impatto economico delle migrazioni nei Paesi ospitanti sia oggetto di numerosi studi, che spesso ne sottolineano la positività, l’opinione pubblica male informata alimenta un clima di tensione e un antagonismo diffuso verso i migranti al punto che questi ultimi vengono visti esclusivamente come un peso per l’economia dei Paesi che li ricevono.  La vera sfida a livello europeo è quindi quella di attuare politiche migratorie e di sviluppo capaci di massimizzare le ricadute positive che queste possono avere nelle società di arrivo e negli Stati di origine della migrazione. La mobilità umana rappresenta oggi certamente una grande opportunità per lo sviluppo non solo dell’Ue ma anche dei paesi più poveri da dove provengono i migranti. Una simile opportunità non può essere colta costruendo barriere intorno all’Europa, ma solo attraverso la presa di coscienza del possibile beneficio apportato dagli immigrati e l’applicazione di politiche basate sul binomio migrazione/sviluppo.
Per questo Caritas sostiene uno sviluppo umano integrale che ponga al centro dei processi di sviluppo il benessere degli individui nelle diverse dimensioni, economico, sociale, politico, culturale, ecologico e spirituale, ponendo il migrante stesso al centro del dibattito. Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo.
(Fonte: Caritas Italiana)

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